
C’è chi li vorrebbe bombardare e buttare a picco
C’è chi li vuole respingere senza preoccuparsi di quello che sarà il loro destino
C’è chi li odia ancor prima di sapere chi sono e quello che hanno patito
C’è chi trasferisce in loro l’odio per la vita e per il mondo che li circonda
Ma c’è anche chi ha rischiato la vita per salvarli.

E’ stato un equipaggio di Lampedusa, pescatori, gente semplice, che conosce le difficoltà della vita e che difronte ad umani in difficoltà non ha saputo dire “chi se ne frega”. Hanno rischiato la vita, ma hanno avuto ragione.
Hanno salvato 300 persone.
Non 300 clandestini, hanno salvato 300 persone come noi rincorrono la speranza di poter vivere come noi.
I potenti si fanno di cocaina, assoldano prostitute, organizzano festini e si scagliano contro la gente disperata che vorrebbe solo un tetto ed un pezzo di pane.

La giustizia esiste e sarà impietosa, purtroppo.
Leggete questo articolo, parla di un’altra umanità, parla di uomini che onorano con la loro presenza la terra sulla quale siamo nati, nudi ed indifesi, e sulla quale moriremo, nudi ed indifesi
Sia che ci chiamino Silvio oppure Abdul, ma dopo si scopriranno le carte e sono dolori.
Approdano, talvolta.
Nel cuore i compagni perduti
gli affetti spezzati,
nella mente l’ignoto,
negli occhi una strascicata speranza.
Nude mani
come artigli sulla vita,
sottratta alla furia delle onde
alla barbarie
alla fame,
scavano fosse di libertà.
Clandestini sull’arida terra
occultati sotto pietre di silenzio
annegati negli abissi dell’indifferenza. (P. Barbera)

Così ho salvato 300 clandestini
Il comandante del peschereccio Twenty Two: “Tutta la notte in mare rischiando la vita”
FRANCESCO GRIGNETTI
LAMPEDUSA
Era una notte buia e tempestosa. Ventotto novembre scorso, Lampedusa. Il peschereccio Twenty Twoera appena entrato in porto. «Ci eravamo riparati perché il mare si era fatto davvero grosso», racconta il comandante Salvatore Cancemi. Arrivò trafelato il responsabile della Capitaneria di Porto. «C’è da salvare della gente in mare – mi dice -, voi ve la sentite? Certo. Chiamo in coperta l’equipaggio. Ci guardiamo in faccia. Siamo tutti d’accordo. E si esce. Noi pescatori eravamo in undici, quattro quelli della Capitaneria. Ma il mare era cattivo. Uh, se era cattivo ».
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