Raimondo Mesiano un giudice che onora l’Italia


GRAZIE GIUDICE RAIMONDO MESIANO


Al Signor Raimondo Mesiano di professione giudice, và tutto il nostro ringraziamento per la dignità e la serietà che ha dimostrato nella sua vita professionale e privata.

Anche dopo questo attacco mediatico ha mantenuto una istituzionale riservatezza.

Dovrebbe essere un esempio per tutti.

E’ stato insignito di una promozione; quanto accaduto dimostra che mai promozione è stata ben attribuita per le indubbie qualità dell’uomo e del giudice.

Prima il Direttore dell’Avvenire Boffo ora Mesiano, in entrambi i casi, per dirla con le parole del Vescovo Mogavero, si tratta di “metodi mafiosi”,


GRAZIE GIUDICE RAIMONDO MESIANO


Berlusconi a Benevento parlando del Giudice Mesiano aveva avvertito: “Se ne sentiranno venir fuori delle belle”.
Ecco il filmato del pedinamento di Canale 5.




Il Vescovo Mogavero: “metodi mafiosi” ed un consiglio per il nostro Premier

19 LUGLIO 1992 – LA MORTE DELLO STATO


IL 19 LUGLIO 1992 NON E’ MORTO IL GIUDICE BORSELLINO.


IL 19 LUGLIO 1992 E’ MORTO IL NOSTRO STATO ITALIANO.

Questo perchè, dietro l’illusione di potere, soldi, benessere, sesso e coca la mafia italiana, similmente a tutte le organizzazioni di questo tipo, porta ad una unica conclusione finale: LA MORTE.
In primis dei mafiosi stessi ed, insieme a loro, di quanti li seguono.

La mafia porta anche la morte di uno Stato se questo non ha la volontà di sganciarsi dalla sua logica apocalitica.

Io stò con Borsellino, stò con Falcone e con quanti hanno saputo capire il grande inganno ed il grande pericolo che corriamo.

Mi dispiace per i mafiosi e per quanti li seguono, ma non potrò mai accettare il loro delirio di morte.


LA MORTE LA LASCIO A LORO, IO PREFERISCO LA VITA.


LORO NELLA VITA HANNO VINTO
ABBANDONA LA MAFIA
PREFERISCI LA VITA

Così ho salvato 300 clandestini



C’è chi li vorrebbe bombardare e buttare a picco

C’è chi li vuole respingere senza preoccuparsi di quello che sarà il loro destino

C’è chi li odia ancor prima di sapere chi sono e quello che hanno patito

C’è chi trasferisce in loro l’odio per la vita e per il mondo che li circonda

Ma c’è anche chi ha rischiato la vita per salvarli.


E’ stato un equipaggio di Lampedusa, pescatori, gente semplice, che conosce le difficoltà della vita e che difronte ad umani in difficoltà non ha saputo dire “chi se ne frega”. Hanno rischiato la vita, ma hanno avuto ragione.

Hanno salvato 300 persone.

Non 300 clandestini, hanno salvato 300 persone come noi rincorrono la speranza di poter vivere come noi.

I potenti si fanno di cocaina, assoldano prostitute, organizzano festini e si scagliano contro la gente disperata che vorrebbe solo un tetto ed un pezzo di pane.


La giustizia esiste e sarà impietosa, purtroppo.

Leggete questo articolo, parla di un’altra umanità, parla di uomini che onorano con la loro presenza la terra sulla quale siamo nati, nudi ed indifesi, e sulla quale moriremo, nudi ed indifesi
Sia che ci chiamino Silvio oppure Abdul, ma dopo si scopriranno le carte e sono dolori.


Approdano, talvolta.

Nel cuore i compagni perduti
gli affetti spezzati,
nella mente l’ignoto,
negli occhi una strascicata speranza.

Nude mani
come artigli sulla vita,
sottratta alla furia delle onde
alla barbarie
alla fame,
scavano fosse di libertà.

Clandestini sull’arida terra
occultati sotto pietre di silenzio
annegati negli abissi dell’indifferenza. (P. Barbera)



Così ho salvato 300 clandestini

Il comandante del peschereccio Twenty Two: “Tutta la notte in mare rischiando la vita”

FRANCESCO GRIGNETTI
LAMPEDUSA


Era una notte buia e tempestosa. Ventotto novembre scorso, Lampedusa. Il peschereccio Twenty Twoera appena entrato in porto. «Ci eravamo riparati perché il mare si era fatto davvero grosso», racconta il comandante Salvatore Cancemi. Arrivò trafelato il responsabile della Capitaneria di Porto. «C’è da salvare della gente in mare – mi dice -, voi ve la sentite? Certo. Chiamo in coperta l’equipaggio. Ci guardiamo in faccia. Siamo tutti d’accordo. E si esce. Noi pescatori eravamo in undici, quattro quelli della Capitaneria. Ma il mare era cattivo. Uh, se era cattivo ».
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SIGNORI E SIGNORE QUESTI SIAMO NOI – PADRONI IN CASA NOSTRA


Padroni in casa nostra.
Padroni di ammazzare un passante per strada.
Padroni di non farci neanche caso.
Padroni di farlo crepare senza soccorrerlo.
Padroni di continuare a telefonare con uno che rantola ai piedi
Padroni di considerare un rumeno meno di un cane.
Padroni di considerare la pelle scura una zizzania.
Padroni in casa nostra.
Noi ce l’abbiamo duro.
Stiamo parlando del nostro cuore di cui non siamo più padroni
perchè preferiamo essere i padroni di casa nostra.
Noi ce l’abbiamo duro.



NAPOLI – I sicari arrivano in moto, contromano, in via Pignasecca con il casco in testa.
Sono le 19.47 del 26 maggio scorso: i killer, otto, sembrano giovani, entrano nella stazione di Montesanto a Napoli della Cumana impugnando mitragliette e sparano ad altezza d’uomo. E’ la guerra di camorra tra i Sarno-Ricci ed i Mariano. Nel mirino finisce, però, per errore, un musicista romeno che si guadagna da vivere suonando sui treni la fisarmonica.


Si chiama Petru Birlandeanedu, colpito a una gamba e al torace mentre cerca riparo nella stazione sotto gli occhi terrorizzati della moglie. La donna cerca di aiutarlo a scappare da quella pioggia di fuoco: Petru arriva ai tornelli e cade al suolo. Accanto ci sono altri viaggiatori che manifestano indifferenza. C’é chi parla al telefonino. Si vede addirittura un passeggero che si preoccupa di obliterare il biglietto. E’ un attimo, poi scappano tutti. La moglie di Petru grida cercando aiuto, attorno è il deserto. L’ultima immagine è quella della donna in lacrime.


Le sequenze del terrore e dell’indifferenza rimaste impresse nelle immagini del nastro del sistema di videosorveglianza della Cumana sono pubblicate oggi dal quotidiano Il Mattino. I fotogrammi sono stati acquisiti dalla polizia e trasmessi nel fascicolo d’inchiesta coordinato dai pm della Dda.

LA SICUREZZA E’ UNA ESIGENZA FONDAMENTALE PER UNA COMUNITA’





LA GENTE VUOLE PIU’ SICUREZZA

Occorre tutelare la qualità della nostra vita e dei rapporti sociali eliminando gli aspetti destabilizzanti.
La gente richiede una città dove la malavita sia circoscritta.
Nel nostro territorio l’immigrazione clandestina genera occasione di dolo.
La disperazione del borseggiatore clandestino è però facilmente intercettabile ed eliminabile.
Più complesso il problema quando dietro al clandestino esiste un’organizzata società malavitosa.
Il clandestino rappresenta manovalanza per le organizzazioni malavitose radicalizzate nel nostro territorio.
Queste organizzazioni sono le responsabili del degrado della nostra vita sociale.
“IN RIVIERA ‘NDRAGHETA, CAMORRA E COSA NOSTRA POSSONO TROVARE TERRENO FERTILE”.( Procuratore Cavallone )
Anche la mafia russa cerca di conquistare quote di potere nel nord Italia.

Stabilimenti balneari che vanno a fuoco, macchine bruciate, conflitti a fuoco che rimangono indecifrati, indagini su pressioni subite da dipendenti comunali, bar che bruciano, stesso destino a volte subiscono gli automezzi nei cantieri.

Sono tutti eventi che manifestano un profondo malessere e degrado sociale. E’ il sottobosco della malavita organizzata, che da lì parte per alimentare ben altri lucrosi traffici.
Purtroppo difficilmente la popolazione collabora con chi indaga. I politici si sono spesi molto per far passare il messaggio elettorale IMMIGRAZIONE = MALAVITA, quasi nulla hanno fatto per far comprendere che OMERTA’ = MALAVITA.

Pensare di risolvere il problema sicurezza cercando solo d’intercettare l’azione del borseggiatore è come pensare di attaccare un cancro prendendo un digestivo al selz.

ECCO COSA DICE IL PROCURATORE DI SANREMO ROBERTO CAVALLONE

“IN RIVIERA ‘NDRAGHETA, CAMORRA E COSA NOSTRA POSSONO TROVARE TERRENO FERTILE”

“RIDOTTO IL BUDGET DELLE SPESE CORRENTI. SENZA LA CARTA PER LE FOTOCOPIE SI RISCHIA LA PARALISI”

“LA GENTE FA’ MIRACOLI PER MANDARE AVANTI L’UFFICIO”

“E’ NECESSARIA UNA VOLONTA’ POLITICA”


IERI A VENTIMIGLIA

INTERCETTAZIONI – INTERCETTATECI TUTTI SIAMO ORGOGLIOSI DI AIUTARE LA MAGISTRATURA




IO VOGLIO ESSERE INTERCETTATO

INTERCETTATECI TUTTI

SOLO COSI’ POTETE COMBATTERE LA MAFIA





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